l
tempo che frate Iacopo da Fallerone, uomo di grande santità,
era gravemente infermo nel luogo di Molliano nella custodia
di Fermo; frate Giovanni della Vernia, il quale dimorava allora
al luogo della Massa, udendo della sua infermità, imperò
che lo amava come suo caro padre, si puose in orazione per
lui pregando Iddio divotamente con orazione mentale ch'al
detto frate Iacopo rendesse sanità del corpo, se fusse
il meglio dell'anima. E istando in questa divota orazione,
fu ratto in estasi e vide in aria un grande esercito d'Agnoli
e Santi sopra la cella sua, ch'era nella selva, con tanto
splendore, che tutta la contrada dintorno n'era illuminata.
E fra questi Agnoli vide questo frate Iacopo infermo, per
cui egli pregava, istare in vestimenti candidi tutto risplendiente.
Vide ancora tra loro il padre beato santo Francesco adornato
delle sacre Istimate di Cristo e di molta gloria. Videvi ancora
e riconobbevi frate Lucido santo, e frate Matteo antico dal
monte Rubbiano e più altri frati, li quali non avea
mai veduti né conosciuti in questa vita. E ragguardando
così frate Giovanni con grande diletto quella beata
schiera di Santi, sì gli fu rivelata di certo la salvazione
dell'anima del detto frate infermo, e che di quella infermità
dovea morire, ma non così di subito, e dopo la morte
dovea andare a paradiso, però che convenia un poco
purgarsi in purgatorio. Della quale rivelazione il detto frate
Giovanni aveva tanta allegrezza per la salute della anima,
che della morte del corpo non si sentia niente, ma con grande
dolcezza di spirito il chiamava tra se medesimo dicendo: "Frate
Iacopo, dolce padre mio; frate Iacopo, dolce mio fratello;
frate Iacopo, fedelissimo servo e amico di Dio; frate Iacopo,
compagno degli Agnoli e consorto de' Beati". E così
in questa certezza e gaudio ritornò in sé, e
incontanente si partì dal luogo e andò a visitare
il detto frate Iacopo a Molliano.
E trovandolo sì gravato che appena potea parlare, sì
gli annunziò la morte del corpo e la salute e gloria
dell'anima, secondo la certezza che ne aveva per la divina
rivelazione, di che frate Iacopo tutto rallegrato nello animo
e nella faccia, lo ricevette con grande letizia e con giocondo
riso, ringraziandolo delle buone novelle che gli apportava
e raccomandandosi a lui divotamente.
Allora frate Giovanni il pregò caramente che dopo la
morte sua dovesse tornare a lui a parlargli del suo stato;
e frate Iacopo glielo promise, se piacesse a Dio. E dette
queste parole, appressandosi l'ora del suo passamento, frate
Iacopo cominciò a dire divotamente quello verso del
salmo: In pace in idipsum dormiam et requiescam, cioè
a dire: "In pace in vita eterna m'addormenterò
e riposerò"; e detto questo verso, con gioconda
e lieta faccia passò di questa vita. E poi che fu soppellito,
frate Giovanni si tornò al luogo della Massa e aspettava
la promessa di frate Iacopo, che tornasse a lui il di ch'avea
detto. Ma il detto dì orando egli, gli apparve Cristo
con grande compagnia d'Agnoli e Santi, tra li quali non era
frate Iacopo; onde frate Giovanni, maravigliandosi molto,
raccomandollo a Cristo divotamente. Poi il dì seguente,
orando frate Giovanni nella selva, gli apparve frate Iacopo
accompagnato dagli Agnoli, tutto glorioso e tutto lieto, e
dissegli frate Giovanni: "O padre carissimo, perché
non se' tu tornato a me il dì che tu mi promettesti?".
Rispuose frate Iacopo: "Però ch'io avevo bisogno
d'alcuna purgazione; ma in quella medesima ora che Cristo
t'apparve e tu me gli raccomandasti, Cristo te esaudì
e me liberò d'ogni pena. E allora io apparii a frate
Iacopo della Massa, laico santo, il quale serviva messa e
vide l'ostia consecrata, quando il prete la levò, convertita
e mutata in forma d'uno fanciullo vivo bellissimo, e dissigli:
"Oggi con quello fanciullo me ne vo al reame di vita
eterna, al quale nessuno puote andare sanza lui". E dette
queste parole, frate Iacopo sparì e andossene in cielo
con tutta quella beata compagnia degli Agnoli; e frate Giovanni
rimase molto consolato.
Morì il detto frate Iacopo da Fallerone la vigilia
di santo Iacopo apostolo nel mese di luglio, nel sopradetto
luogo di Molliano, nel quale per li suoi meriti la divina
bontà adoperò dopo la sua morte molti miracoli.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.